ApocalypseTomorrow

“La storia non procede in modo lineare. All’interno dei processi storici ci sono salti, precipizi, accelerazioni, momenti in cui percorsi anche secolari arrivano improvvisamente ad una soglia critica, ad un dunque, ponendo questioni decisive che riguardano tutti.” ¹
Muoversi nelle città e muoversi di città in città, intravedere la guerra passata, presente e futura, sotto forma di architettura, di economia, di eslcusione
Servono fasci di luce che evidenzino la catastrofe vicina e in lontananza.

Naufragi e vacanze low cost nello stesso mare, terrore negli stessi  tunnel delle metro in cui si rifugiavano i nostri nonni dai bombardamenti.
Metodi e idee dati per sconfitti nei libri di scuola riproposti nelle stesse modalità di campi per minoranze etniche, retate e rastrellamenti.
Muri e il filo spinato come a Berlino, bombe nelle stazioni come a Bologna, anche se pubblico e artisti erano concordi nel considerarci una società che aveva superato certe cose.
Bisogna rappresentare e raccontare l’apocalisse in corso, riconoscerne segni e profeti,  accettarne la sfida creativa generazionale e secolare.
Per accellerare o scongiurare la fine del mondo, per sopravvivere ad essa.
“Così come la città di New York ha dimostrato di potersi facilmente smembrare e andare in rovina fisica nell’arco di meno di dieci anni, le città tedesche dopo la seconda guerra mondiale hanno dimostrato di essere in grado di risorgere dalle rovine e di diventare fiorenti (seppure brutte) megalopoli nello stesso arco di tempo. I mezzi necessari a demolire il vecchio sono già disponibili, fonte insieme di speranza e di pericolo. E anche i mezzi per la ricostruzione sono già disponibili. Le stesse rovine sono miniere vere e proprie, se si riciclano gli avanzi di un mondo altamente deperibile per trarne i materiali strutturali di un mondo tanto libero quanto nuovo.” ²

¹ “Il precipitare di un mondo, l’urgenza di una lotta” tratto dal web, Genova, Ottobre 2015

² Murray Bookchin – “L’Ecologia della libertà – Emergenza e dissoluzione della gerarchia” Ed. Eleuthera